mercoledì 31 dicembre 2014

"Lezioni di Economia dal Vangelo" di Stefano D’Anna

Estratto:
LEZIONI DI ECONOMIA DAL VANGELO – Manuale di Management interiore
di Stefano D’Anna

La pecorella smarrita
dal Vangelo di Luca 15, 3-7
In quel tempo, Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta”. Così vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione».

La dramma perduta
dal Vangelo di Luca 15, 8-10

«O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta”. Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».



….«Chi è quell’uomo tra voi che, avendo cento pecore, se ne perde una non lascia le altre novantanove nel deserto e va in cerca di quella smarrita, finché non l’abbia trovata?». «Qual è quella donna che, avendo dieci dramme, se ne perde una, non accende la lucerna, spazza la casa e non si dà̀pace finché́ non l’abbia ritrovata?». Queste parabole, inscindibilmente legate l’una all’altra, trasferiscono il messaggio che la totalità̀ dell’essere può̀ essere solo al cento per cento. Come un orologio, che perdendo anche il più̀ piccolo dei suoi pezzi smetterebbe di essere un orologio, così̀ la perdita anche di un solo atomo d’integrità̀ significherebbe la caduta nel baratro dell’incompletezza con il suo corollario di dubbi, paura, assenza di amore. Come non si può̀ essere certi al sessanta per cento, come non si può̀ amare al settanta per cento, essere senza paura all’ottanta per cento, così̀ l’Integrità̀ può essere solo al cento per cento. Uni-verso/verso l’uno.
Il senso dell’esistenza e la direzione del mondo, degli eventi e degli uomini, dal tempo dei tempi sono stati rivelati, annunciati, a chi ha orecchie per intendere. Le tradizioni religiose e sapienziali delle civiltà̀ di ogni tempo sono nate da questa insopprimibile pulsione verso l’unità̀ dell’Essere, sono percorse da uno stesso potente messaggio di Integrità̀ che ancora le fa vibrare. Tuttavia, solo pochi tra i pochi l’hanno ascoltato e inteso.
Un vero leader, un uomo ai più alti livelli di responsabilità, sa che non c’è separazione tra la propria integrità e la vita della propria impresa.
Quando il Re si ammala, la terra si ammala. Perché́ il Re è̀ la terra e la terra è̀ il Re. Una piramide organizzativa è̀ legata al respiro del suo leader. Un filo d’oro salda la sua immagine e il suo destino personale a quello della sua organizzazione e dei suoi uomini. Il suo sé́ corporeo coincide con la sua economia, come fu per gli antichi sovrani. Nei momenti di maggiore difficoltà per l’impero, come una carestia o un’invasione nemica, l’imperatore cinese, il figlio del cielo, si ritirava nelle stanze interne del palazzo per incontrare le porte del Tutto. Immobile, rivolto verso il sud, provvedeva con le sue virtù̀ superumane a che tutto l’impero restasse in accordo con il Decreto del cielo. Egli sapeva che le difficoltà̀ che si trovava a fronteggiare rivelavano una sua perdita d’integrità, di fede. Era consapevole che la battaglia andava prima vinta interiormente. Solo allora sarebbe sopraggiunta la soluzione, effetto e misura del suo grado d’impeccabilità; si sarebbe manifestata sotto forma dell’arrivo di un esercito alleato o della disgregazione dell’esercito avversario, per lotte interne, per intemperie, per carestie. Ci sono stati, in tutte le epoche, uomini straordinari capaci di creare imperi, di sostenere in vita nazioni, intere civiltà.
Sognatori pragmatici capaci di ricordare il futuro, uomini miracolosi.
A essi dobbiamo ogni nostra conquista. La religione li ha chiamati santi. E nell’etimo stesso di questa parola, appena celato sotto la superficie, c’è il concetto di Integrità, il segreto della miracolosità. Santo deriva da sano, intero. Così come in inglese holy, santo, è̀ l’altra faccia di whole, integro, sano. Quindi, nel suo significato più profondo, al di là̀del dogmatismo ecclesiale cristiano, santo significa sano, intatto. Santo è in realtà un uomo integro, intero, che ha eletto la completezza, l’unità dell’Essere, a scopo della sua vita.




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lunedì 29 dicembre 2014

"Le Misérables" di Stefano D'Anna

                                             Dovunque si incontrino, per pochi istanti o per anni,
                                             gli uomini si dispongono su piani diversi
                                        di una piramide invisibile rispettando un ordine interiore,
                                        matematico,come gerarchie planetarie fatte di luminosità,
                                                 di orbite, di massa e di distanza dal loro sole.
                                                         Ci sono gradi e livelli d’Essere.
                                                                È una legge universale.

«Credere e vedere sono una sola cosa, come l’essere e il divenire. Nel tempo vedrai tutto quello in cui credi e realizzerai tutto quello che sogni.»
Nella penombra del teatro quelle parole appena sussurrate evocarono la magia di un antico coro. Sentii l’animo innalzarsi e provai quel sentimento di purezza, di liberazione che annuncia la soluzione, che è la guarigione; l’alchimia dell’espiazione che l’antica tragedia suscitava negli
spettatori con il suo sciogliersi secondo le leggi della giustizia.
«Per credere devi essere integro, impeccabile. Il più piccolo crack nell’Essere, l’ombra di un dubbio, ti fa rientrare tra le schiere dei morituri, degli sconfitti, dei miliardi di esseri che hanno abdicato il loro diritto d’autore, intrappolati nell’inferno del vedere per credere…»
Il Dreamer mi aveva a lungo preparato e tuttavia, toccare con mano che il mondo lo creiamo noi, mi stava facendo barcollare sull’orlo di una voragine.

venerdì 19 dicembre 2014

"L'autosservazione è guarigione" di Stefano D'Anna

«Self-observation is self-correction… Un uomo può guarire qualunque cosa del suo passato se ha la capacità di ‘osservare se stesso’» affermò il Dreamer e proseguì rimarcando come la condizione dell’uomo non fosse che un effetto della sua incapacità di conoscersi, e prima ancora, di osservarsi.
«L’autosservazione è uno sguardo dall’alto sulla propria vita! − la definì il Dreamer e precisò − È come far passare eventi, circostanze, relazioni del passato, sotto un raggio di luce.»
Per quello che potei capire, conditio sine qua non dell’autosservazione è la capacità di condurla in modo imparziale e senza moralismi.
Auto-osservarsi per il Dreamer significava far scorrere la propria vita non davanti ad un tribunale giudicante, ma sotto i raggi X di un’intelligenza distaccata, di un testimone neutrale che doveva limitarsi ad osservare, astenendosi rigorosamente dall’emettere qualsiasi giudizio o dal formulare
critiche.

venerdì 12 dicembre 2014

"La riconquista della propria integrità."

Questa Agenda & Diary, unica nel suo genere è stata creata per non lasciarci sfuggire la vita tra e mani, senza prendere coscienza che ogni incontro ogni evento o accadimento – tutto quello che avrai annotato nella pagina time a sinistra – altro non è che la proiezione materiale delle tue emozioni, dei sentimenti e pensieri che hai annotato nella pagina timeless a destra.  E così giorno dopo giorno l’Agenda & Diary ti allenerà a dare attenzione al tuo mondo interiore e a mantenere il ricordo di quello che accade fuori, nel tempo, è la materializzazione di quello che si verifica dentro di te, nell’assenza di tempo. Stimolandoci ad essere consapevoli e a “registrare” quello che sentiamo e pensiamo, il modo in cui ‘prendiamo’ i fatti della nostra vita, la Timeless Agenda& Diary favorirà l’auto-osservazione spingendoci a rintracciare in noi l’origine, la vera fonte di tutto quello che ci accade. Quello che pensiamo, ciò che sentiamo, le nostre passioni e le speranze, i ricordi e l’immaginazione, e tute le nostre intuizioni, attrazioni e avversioni, paure e incertezze, possono farci vincere o fallire, farci ricchi o renderci poveri, farci felici o renderci miseri.

L’auto-osservazione, l’attenzione a noi stessi,  è il mezzo per conoscersi e ritornare padroni della propria vita, dare un indirizzo al nostro destino.

"«È tempo di abbandonare la tua visione conflittuale del mondo. È tempo di morire a tutto ciò che non ha vita. È tempo di una rinascita.
È tempo di un nuovo esodo, di una nuova libertà. È la più grande avventura che un uomo possa immaginare: la riconquista della propria integrità.»

La Scuola degli Dei

                                                              
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Appuntamenti del mese:
Sabato 13 dicembre 2014, ore 18
Presentazione "Lezioni di Economia dal Vangelo" di Stefano D'Anna
Bagatella Libreria per l'anima
Via Sperono 12, Varese
Presentano l'editore Francesca Del Nero e la curatrice dell'opera Rita Valente Picardi

Domenica 14 dicembre, ore 19
Presentazione "Lezioni di Economia dal Vangelo" di Stefano D'Anna
Centro olistico Harmonia Mundi Via dei S.S.Quanttro 26/a, Roma
Presentano l'editore Francesca Del Nero e la curatrice dell'opera Rita Valente Picardi

17 Dicembre – dalle 19,30 alle 22,30
Incontro gratuito di introduzione alla School for Dreamers
c/o Worldhotel Cristoforo Colombo, Corso Buenos Aires 3, Milano
Guarda il video:
http://lnx.schoolfordreamers.com/sfd-17-dicembre-milano

                                             

                                                            

mercoledì 3 dicembre 2014

"Trasformare il dolore" di Stefano D'Anna

«È questo che devi trasformare… quello che senti adesso! Osservati! Tu puoi continuare a credere che sia provocato da Me, dalle Mie parole; in realtà quel dolore stagna dentro di te… da sempre, come una gora d’acqua morta!
È il sintomo d’una ferita ancora aperta che è la causa di tutti i tuoi guai…Contieni quel dolore… comprendilo… Amalo. Non sfuggire!»
Stavo ancora tentando di capire, di riprendermi da quel Suo exploit, quando mi sono reso conto che il Dreamer si era già riallacciato al discorso iniziale, riprendendo da dove lo aveva interrotto.
«Identificato con i ruoli, hai dimenticato il Gioco − disse − Non c’è recita nè teatralità. Un evento, una situazione o un incontro fanno scattare in te reazioni meccaniche, come la molla compressa di una trappola per topi. Immagini mentali, pensieri, emozioni, sensazioni si uniformano a schemi meccanicamente prestabiliti, i muscoli del viso si contraggono per assumere certe espressioni, alle labbra affiorano quelle parole, e tu sei in ostaggio, fino a che nuove condizioni e nuovi incontri non ti catapultano in un’altra gabbia... »
Mi spiegò che questo avviene quando un ruolo è imposto dall’esterno, dal mondo. Quando invece viene recitato intenzionalmente non possiamo esserne schiavi; ne siamo liberi e rendiamo libero il mondo.
«Un ruolo va recitato senza crederci. È possibile solo a chi ha conquistato conoscenza e padronanza di se stesso: un risultato che richiede ordine, disciplina, e un lungo lavoro di autosservazione.»
Sottolineò come ogni ruolo, per fissarsi nella nostra vita, richiede l’apprendimento di un linguaggio specifico: gesti, comportamenti, attitudini e tutta una gamma di espressioni facciali e verbali. Avere un ruolo presuppone l’accettazione di interi blocchi di idee, pacchetti completi di convinzioni attraverso cui pensare e sentire. Il loro apprendimento è una questione complessa. Spesso un solo ruolo può richiedere ad un uomo l’applicazione di un’intera vita che può trascorrere senza che in lui maturi la volontà e la responsabilità sufficienti per superarlo e andare oltre.
Mi disse che ogni uomo, per le necessità della sua esistenza ordinaria, apprende e gioca un numero limitato di ruoli, cinque o sei al massimo. Al modificarsi delle circostanze egli passa dall’uno all’altro come un automa, senza intenzionalità, condizionato dal cambiamento delle condizioni esterne. Contrariamente a quanto egli crede non ha in questo alcuna libertà di decisione.
«Libertà significa recitare ‘intenzionalmente’ qualunque ruolo senza esserne imprigionato – enunciò – In un uomo ordinario questa capacità, già pressoché nulla, con l’età si riduce sempre più, fino a sparire. La conseguenza è che quando si presentano condizioni appena diverse da quelle solite, fuori da quei pochi ruoli che conosce, un uomo non sa più che maschera mettere.»
Realizzai che questa è la ragione per cui ci sentiamo continuamente fuori posto, a disagio, minacciati. Non sapendo quale maschera indossare, non avendola nel nostro repertorio, mostriamo i nostri limiti, come il cane di Pavlov che incerto tra cerchio ed ellisse, impazzisce. Allora ogni nostra facoltà: mentale, emozionale e fisica va per conto proprio; pensieri, emozioni ed azioni entrano tra loro in un rapporto spastico e diventiamo una marionetta biologica.
Ci sentiamo nudi e proviamo una vergogna terribile. Vorremmo scappare via. Eppure sono questi i momenti in cui, attraverso un interstizio tra la pelle e la maschera, è possibile osservarci e riconoscere la nostra essenza, la nostra parte più vera.
«Chi realizza di avere un limitato repertorio di ruoli ed avverte la tirannia dei vincoli che essi impongono alla sua azione, ha già avviato i primi passi verso la libertà.»
Ma l’uomo ordinario, immerso in un sonno ipnotico, cullato da un canto di negatività, continuerà a mentire a se stesso e, per quanto terribile sia la sua vita, continuerà a indulgere e non troverà mai l’energia sufficiente per evadere.
«Il ruolo è un gioco piacevole, se recitato. Identificarsi, dimenticare il Gioco, è fatale.»
Il Dreamer si alzò e si avvicinò alla finestra. Per alcuni minuti restò in silenzio a guardare il giardino di Seven Oaks, il prato impeccabile, le piante lussureggianti sotto l’ultimo sole. Quando riprese il Suo discorso il tono della voce era insolitamente dolce.
«I ruoli sono i pioli di una scala. Non indulgere su nessuno di essi. Usali! − mi esortò − Usali per poggiare il piede e andare oltre!»
Per il Dreamer ogni ruolo è la materializzazione di un modo di pensare. L’abbandono di un ruolo, e il passaggio a un ruolo successivo, significa che il suo superamento è già avvenuto nell’Essere; ogni gradino lasciato alle spalle è un avvicinamento alla guarigione.
«Impara ad innalzare la qualità dell’Essere ed ogni ruolo, velocemente, sarà abbandonato come un abito smesso − concluse − Questo si chiama ‘consumare’ un ruolo e liberarsene definitivamente.»
Questa nuova espressione mi colpì. Il Dreamer notò la mia perplessità e mi spiegò che ‘consumare’ un ruolo significa impossessarsi dell’essenza, della responsabilità che c’è dietro ogni ruolo; significa liberarsene per sempre, non averne più bisogno.
«Così libererai il mondo dal compito ingrato di rivelarti gli inferni che ti porti dentro, dalla fatica immane di riflettere ogni tua mancanza, ogni dolore, ogni morte.»
«Tutti gli uomini sognano, tutti hanno il potere di creare il proprio mondo ma solo pochi sono consapevoli e sanno che il loro ‘sogno’ è potente… ha la forza di arricchire ogni cosa intorno a sé o di alimentare l’incubo del mondo. Solo pochi individui, attraverso la volontà e la propria impeccabilità possono sognare un mondo perfetto e dargli concretezza. È la condizione del guerriero, dell’eroe, dell’uomo che ama.»



Prossimi appuntamenti:

SABATO 13 dicembre 2014 ore 18.00
> > > Bagatella Libreria per l'Anima, (
via Speroni 12, 21100 Varese) Varese -
> > > Presentazione del libro di Stefano D'Anna - Lezioni di economia dal Vangelo, manuale di management interiore -
> > > Presentano l'editore Francesca Del Nero e la curatrice dell'opera Rita Valente Picardi

> > > DOMENICA 14 dicembre 2014 ore 19.00
> > > Centro Olistico Harmonia Mundi
> > > Via de' SS. Quattro, 26/A — 00184 Roma
> > > Presentazione del libro di Stefano D'Anna - Lezioni di economia dal Vangelo, manuale di management interiore -
> > > Presentano l'editore Francesca Del Nero e la curatrice dell'opera Rita Valente Picardi


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lunedì 24 novembre 2014

"La perfezione non si ripete mai" di Stefano D'Anna

Dal Plaza Concert sul Bund osservavo con il Dreamer l’intenso traffico delle imbarcazioni solcare lo Huangpu. In quel punto l’immenso fiume scorre tra le due anime di Shanghai: quella del periodo coloniale europeo, dall’architettura monumentale, e quella dei nuovi quartieri di Pudong, dall’avvenieristica skyline. Qui, a perdita d’occhio, la città è un immenso cantiere disseminato di grattacieli dall’architettura visionaria, sognati per una megalopoli del futuro.
Non avevo più incontrato il Dreamer dal tempo del mio ritorno dal Kuwait e dall’inserimento nel mio nuovo lavoro nel Far East. In questi mesi infinite volte avevo letto e riletto gli appunti raccolti nel mio lungo apprendistato, e nelle diverse circostanze della vita avevo tentato di
mantenere saldi i princìpi appresi da Lui. Avevo tanto desiderato questo momento eppure temevo quell’incontro. Due questioni strettamente connesse erano ancora pendenti e restavano aperte come ferite non rimarginate: il modo in cui avevo abbandonato il Kuwait e la mia relazione con Heleonore. Erano faccende spinose che non avrei potuto più eludere.

martedì 18 novembre 2014

mercoledì 12 novembre 2014

"Il cucù dell’esistenza" di Stefano D'Anna

«Da bambino giocavi a Cucù… »
Immediatamente il film della vita srotolò all’indietro i suoi fotogrammi. Il sole era oro liquido che verniciava smalti e sbrecci dell’antico terrazzo lasciando sul suo cammino lucertole a bocca aperta, colte di sorpresa ed immobilizzate tra un vaso di basilico ed uno di traboccanti gerani. Uno di noi, a turno, ‘andava sotto’, appoggiava al muro un braccino esile esile, vi premeva contro gli occhi e contava. Gli altri correvano a trovare un nascondiglio. Cucù era il grido lanciato a chi veniva preso di sorpresa, scovato, spaventato.
«Così fa l’esistenza… Cucù!» riprese il Dreamer, imitando perfettamente quel suono della mia infanzia e penetrando nel mezzo dei miei ricordi.Tentai di non distogliermi da quelle immagini, per trattenerli ancora un poco, provai a dare un nome ai volti di quegli scugnizzi luminosi, ma essi stavano già svanendo, portando via con sé un profumo incantato d’infanzia.
«L’esistenza viene a scovarti, dovunque tu sia, e mette la maschera più terribile per rivelare lo stato in cui sei. Di cosa hai paura? Di diventare povero? Di essere abbandonato? Di ammalarti, di perdere una proprietà o il lavoro? Quella è la maschera che l’esistenza indosserà per spaventarti.
Qualunque sia la paura di un uomo, essa si materializza in eventi che egli dovrà incontrare sulla sua strada. Come esami non superati, prima o poi dovrà nuovamente affrontarli.»

martedì 4 novembre 2014

"Le tortuose vie del Sogno" di Vega Roze

“Il Sogno è la cosa più reale che ci sia” ci dice il Dreamer, non esiste principio più vero poiché tutto è Sogno. Siamo abituati per definizione e descrizione a legare il Sogno ad un’immagine da fiaba, qualcosa di bellissimo e irraggiungibile mentre invece il Sogno è la realtà che ci circonda ad ogni attimo, potrebbe anche essere incubo ma se questa realtà è a noi manifesta significa che in qualche modo l’abbiamo sognata in precedenza. 
“Com’è possibile?” diranno in molti. 
E’ molto semplice, se non stiamo attenti a ciò che pensiamo, se non esploriamo ciò che siamo con sincerità ed in profondità saranno le nostre paure a dare vita alla realtà nella quale ci crediamo immersi. L’attenzione non è solo qualcosa di importante nella Via…l’attenzione è la Via. Attenzione e amore, come potremmo mai porre attenzione a noi stessi senza amarci e come potremmo amarci senza conoscerci? Per conoscersi intendo imparare a sentire la forza che ha creato i nostri corpi, la vibrazione che spinge ogni respiro. Ci sono respiri che valgono una vita intera ed una vita intera non potrebbe essere senza l’amore di ogni respiro. I polmoni non ci giudicano, non si preoccupano di ciò che stiamo pensando o facendo, semplicemente eseguono il loro compito ad ogni soffio, senza mai fermarsi, è per questo che porre attenzione al proprio respiro, coccolarlo, seguirlo è fondamentale per accedere ad una nuova Visione.

Tortuose sono le vie del Sogno poiché siamo distratti, non siamo onesti con noi stessi, siamo così abituati all’imprevisto, al problema che se un’impresa ci appare troppo lineare diventiamo sospettosi dimenticandoci del gioco. Lasciamo che sia la paura a guidare i nostri gesti invece che seguire quell’energia creativa che fa sbocciare un fiore, che spinge il di sole a sorgere ogni mattina. 
Tortuoso e meraviglioso è il nostro Essere, conosciamolo, sentiamolo e ritroveremo in noi quell’immortalità che ci appartiene per diritto di coscienza.  


sabato 1 novembre 2014

“Il mondo ci è stato raccontato” di Stefano D'Anna

«Incontrare la Scuola è l’evento più straordinario della vita di un uomo… l’unica opportunità per sfuggire alla ipnosi comune – epilogò il Dreamer – per realizzare che tutto quello che vedi e ti circonda non è il mondo… ma solo una descrizione.»
«Ma io Ti ascolto, tocco questo tavolo... vedo la gente che passa... so che ognuno di questi uomini ha una vita, un lavoro, una famiglia… come può tutto questo essere una descrizione, una mia visione?»
«Le immagini che cadono sulla retina non sono il mondo ma il suo racconto – rispose laconicamente il Dreamer – Il mondo ti è stato descritto.»
La meraviglia per quello che stavo ascoltando fu superata da una meraviglia più grande quando gli sentii aggiungere in un soffio:
«Il vero creatore della realtà che ti circonda sei tu!... lo hai solo dimenticato… »
«Cosa ho dimenticato?» chiesi. Una vena di ostilità nella mia voce indicava la distanza che si stava creando tra noi.
«Tu sei la causa di tutto e ogni cosa. Un giorno quando sarai guarito, saprai che tu sei le radici del mondo. Il mondo per esistere ha bisogno di te…Hai dimenticato di essere l’artefice, l’inventore, e sei diventato l’ombra della tua stessa creazione.». Il tono che usò annullò quel divario sul nascere
e mi rimise in riga, come uno scolaretto.

domenica 26 ottobre 2014

"Sgambetto alla meccanicità" di Stefano D'anna

Più volte al giorno la voce del Muezzin invitava i fedeli alla preghiera. Come nelle antiche polis quella voce sembrava definire il perimetro di mura invisibili. Non c’erano i drappelli della polizia religiosa, come in Arabia Saudita (dove salvarsi l’anima è affare di stato) che pattugliavano
il souk, né si sentivano i colpi di manganello sulle saracinesche dei negozi per assicurarsi che ogni attività profana fosse interrotta e che tutti fossero in moschea. Ma ugualmente i cantilenanti versi del corano, diffusi dagli esili minareti, sospendevano ogni attività e invitavano perentori ad una
delle rituali genuflessioni giornaliere verso La Mecca. Tener presente la direzione della Città Sacra, per l’orientamento interiore degli islamici, aveva la stessa importanza della stella polare per
la navigazione. In ogni ufficio, camera d’albergo, luogo pubblico, c’era una freccia millimetricamente puntata verso La Mecca. In quella direzione milioni di tappeti da preghiera, cinque volte al giorno, si srotolavano insieme in tutto l’Islam per accogliere gli oranti. Allo scoccare dell’ora
fissata, ogni altra attività passava in secondo piano.

domenica 19 ottobre 2014

"Incontrare la Scuola" di Stefano D'Anna

Era mattino inoltrato. Percorrevo una strada elegante, ricca di negozi di antiquariato. Un caldo sole alle spalle sembrava sospingermi verso lo slargo che si indovinava in fondo. Mi accorsi di camminare di buon passo, come se fossi diretto ad un appuntamento. Tuttavia non sapevo né dove né con chi. Il marciapiede che stavo percorrendo sfociò nel dehors di un caffè italiano e lo slargo si rivelò una grande piazza, tra le più belle che avessi mai visto. Il Dreamer era seduto ad uno dei tavolini.
Lo circondava un piccolo stuolo di camerieri, ossequiosamente attenti ad ascoltarne le raccomandazioni. Arrivai mentre avvicinavano un secondo tavolo e cercavano spazio per depositare il contenuto di due grandi vassoi. Un’aria di ricchezza costantemente Lo circondava. Ricercava
la raffinatezza in ogni particolare ed amava l’abbondanza ma ogni Sua attitudine era improntata alla sobrietà di un guerriero macedone. Il Suo regime alimentare poi, andava ben oltre la frugalità.
Sembrò felice di rivedermi. Con un lieve cenno del capo assolse il doppio compito di salutarmi e di invitarmi a sedere. Da quel momento l’attenzione del Dreamer sembrò completamente assorbita da pasticcinie blandizie di ogni tipo disposti in bell’ordine sui tavoli.

lunedì 13 ottobre 2014

Come il libro La Scuola degli Dei mi ha cambiato la vita

Raccontaci in una video-testimonianza, del tuo incontro con il libro La Scuola degli Deie di come ha cambiato la tua vita.
I video verranno pubblicati sulla pagina facebook.com/lascuoladeglidei.
Il protagonista del video che riceverà più ‘mi piace‘ potrà partecipare gratuitamente a uno dei
prossimi corsi in programma di School for Dreamers.
(Scadenza 15/11/2014)
Clicca qui per saperne di più: 
http://lnx.schoolfordreamers.com/il-libro-mi-ha-cambiato-la-vita/



sabato 11 ottobre 2014

"Solo dall'integrità può sorgere la meritocrazia" di Stefano D'Anna

IL TERMINE MERITOCRAZIA È RELATIVAMENTE nuovo, ha da poco compiuto il suo cinquantesimo compleanno, eppure l’avversione al senso e allo spirito di quanto esprime è antico. Nell’isola di Efeso, quasi 3mila anni fa, si fece un esperimento sociale e uno dei primi tentativi di eliminare la meritocrazia, una volta e per tutte. Secondo Eraclito «gli abitanti di Efeso hanno scacciato Ermodoro, il migliore di loro, dicendo: non vogliamo avere nessuno che sia migliore tra noi; se c’è qualcuno che lo è, se ne vada altrove, tra gli altri». Potremmo avanzare il principio che più un concetto religioso, politico o filosofico è avversato, più un’idea è associata a malignità e perfidia, permeata di un intenso odore di zolfo, più possiamo confidare che sia possente e foriera di profondi cambiamenti dello status quo, quando non di sconvolgimenti. A iniziare dal Cristianesimo, perseguitato per un secolo dalla sua nascita per poi a sua volta volgersi in feroce ostilità contro i pagani, fino alle guerre e alle infinite forme che il fondamentalismo ha assunto per tentare di sopprimere quello che è nuovo, che non si comprende.

martedì 30 settembre 2014

"Vivere nel ‘qui e ora’ è il solo stato naturale, eroico, immortale dell’uomo." di Stefano D'Anna

Giorno dopo giorno guadagnavo fiato e velocità; e con questi, un po’ di leggerezza nell’Essere. Arrivai così ad amare quello sforzo e a benedirlo dentro. Continuai il lavoro anche nelle altre direzioni che il Dreamer mi aveva indicato, cercando di applicare i Suoi princìpi alla mia vita per
quanto mi era possibile.
Non poche volte li fraintesi, e spesso li disattesi. Per un periodo di tempo mi esercitai in alcuni sport estremi nella convinzione di poter rafforzare il coraggio, la fiducia in me stesso.
“Non cercare certezze fuori o negli occhi degli altri. Non fingerti coraggioso – mi avrebbe detto un giorno il Dreamer – Il vero coraggio è la vittoria sulla propria menzogna. Lascia questi sport e le imprese temerari a chi ama le proprie paure, a chi ne dipende. Essi servono solo a rafforzarle.
Qualcuno bugiardo come te, ora ha la vita sospesa a un polmone d’acciaio.”
Immediatamente il pensiero corse a A.F., l’esploratore italiano le cui imprese temerarie mi avevano affascinato e che avevo conosciuto personalmente. Ricordo che, mesi prima dell’incidente il Dreamer
mi aveva detto che sarebbe stato ucciso dalla sua bugia, per essersi confrontato con false sfide invece di affrontare i mostri interni.

lunedì 22 settembre 2014

"Il passato è polvere." di Stefano D'anna

Sin dall’infanzia ci portiamo dietro un timore reverenziale per la storia, per i tempi andati e per il passato in generale. In tutte le scuole del mondo, quasi per effetto di una cospirazione planetaria, i curricula scolastici impongono una materia obbligatoria il cui scopo è quello di mantenere viva la memoria di tutte le guerre, rivoluzioni, massacri e ogni sorta di malvagità perpetrata da uomini nei confronti di altri uomini, fazioni contro altre fazioni, nazioni contro altre nazioni. I conflitti, altro non sono che l’effetto della mente conflittuale dell’uomo, nonché del suo istinto predatorio che la Storia contrabbanda come sete di libertà, giustizia, pace, eguaglianza e, troppo spesso, giustifica nel nome di Dio. 
So che la maggior parte delle persone, nel tentativo di salvare alcuni brandelli della vecchia visione, obietterebbero che senza queste memorie non potremmo evitare di commettere di nuovo gli stessi errori del passato. E allora, se veramente impariamo dalla storia, cosa pensare della seconda guerra mondiale che segue a ruota la prima ripresentando gli stessi orrori in meno di una generazione. In realtà, la storia dell’uomo altro non è che il racconto di una visione criminale, la materiale proieazione della sua parte più vile. Far studiare e obbligare i giovani a memorizzare questa serie infinita di crimini, come difatti tutte le scuole del mondo insistono nel fare, serve solo ad inquinare le nostre menti – e in particolare quelle dei più giovani.  

mercoledì 17 settembre 2014

"Less is more" di Stefano D'Anna

Esiste una via d’uscita dal labirinto, un modo per evadere dalla prigione dell’angoscia
metafisica e del moderno senso di disperazione in cui ci siamo incarcerati
da noi stessi. Questa via è viaggiare leggeri, liberarsi dal super fluo. Perché less is more.

Credo che tra i diritti naturali e inalienabili dell’uomo, assieme a quelli sanciti dalla Dichiarazione d’Indipendenza del 1776, il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità vada indicato più specificamente il diritto alla gioia, al godimento dell’esistenza quale diritto di nascita di ogni essere umano. In questo articolo ho raccolto alcune idee che possono aiutarci a riportare nella nostra vita la joie
de vivre. Prima tra tutte quella di viaggiare leggeri, liberandoci dal superfluo. La mia prima riflessione si basa sull’osservazione che la nostra vita somiglia sempre più a un negozio ingombro di troppi articoli. A guardare più da vicino scopriamo che non solo essi sono eccessivi in quantità e numero ma anche che i loro prezzi sono stati assegnati a casaccio: gli oggetti di maggior valore si svendono e per contro la paccottiglia ha prezzi ridicolmente alti. Portando attenzione, entrando in ogni angolo della nostra vita, è possibile fare un inventario di cosa è necessario e cosa non lo è, e scoprire quanto superfluo si sia affastellato in anni di disattenzione e quanta zavorra fisica ed emozionale stia appesantendo la nostra esistenza.

sabato 13 settembre 2014

"Al mio lettore sconosciuto" di Stefano D'Anna

                     
                                                            "Al mio lettore sconosciuto.
                                  Goditi la lettura e applica i principi del Dreamer alla tua vita"
                                                             
                                                                    Stefano D'Anna

Questo è il messaggio che Stefano D'Anna ci ha donato prima di scegliere di uscire dal Tempo e seguirci da un'altra dimensione. Grazie Prof. per averci insegnato a sognare, a fare della nostra vita un capolavoro. Eternamente riconoscenti, con Amore, porteremo avanti il tuo Sogno sulle tracce della mappa che ci hai lasciato.


Carimate-lunedì  15 settembre, ore 15- Chiesa San Giorgio, Piazza Castello

sabato 6 settembre 2014

"Thinking is Destiny" di Stefano D'Anna

«Se l’uomo potesse riconoscere il potere creativo del proprio pensiero, e perseguire la bellezza e l’armonia con la stessa determinazione e per tanti anni quanti ne ha dedicati alla povertà e alla sofferenza, potrebbe trasformare il passato e il proprio destino. Il mondo sarebbe un paradiso terrestre.»
Sentii l’eternità palpitare dietro queste parole. Aspirato il tempo dall’equazione tra visione e realtà, stati ed eventi, essere ed avere, si mostrava la natura indivisibile degli opposti, l’unità nascosta dietro ogni apparente conflittualità.
«Se i pensieri di un uomo creano il suo universo, la sua realtà personale, come può cambiarli?»

mercoledì 20 agosto 2014

"Senza amore, divorati dal tempo." di Stefano D'Anna

Tremila anni fa, la Grecia partorì uno dei miti più emblematici e  angosciosi della nostra civiltà: il mito di Crono, divoratore dei propri  figli. Oggi, con l’accelerazione progressiva dei ritmi della nostra vita,
il mito di Crono è più attuale che mai. Esso è un mito-monito che ha attraversato i millenni: Se sei figlio del tempo sarai divorato dal  tempo. Per vincere abbiamo un solo alleato…
Il viaggio di Pio VII da Roma a Parigi, su “invito” di Napoleone, per  incoronarlo imperatore a Notre Dame, durò un mese. La notizia della rivoluzione francese fu data ai parmigiani dalla Gazzetta tre anni dopo la decapitazione di Luigi XVI. La posta sulla via dei pony express per la California impiegava settimane per essere recapitata. La post-modernità ci ha resi orgogliosi delle nostre conquiste. A Parigi, o in capo al mondo, arriviamo volando, le notizie le riceviamo dalla poltrona di casa in tempo reale, la nostra posta viaggia a velocità elettronica. Ma questo non ci ha permesso di vincere il tempo. Siamo anzi più frustrati che mai; uomini e donne ansiosi, insicuri, vittime sacrificali votate a Crono dalla nascita.

martedì 12 agosto 2014

"Volontà e Accidentalità" di Stefano D'Anna

«La consapevolezza è luce. Sapere cosa avviene dentro di noi ci permette di intervenire nell’attimo, che è il solo tempo reale, per proiettare un mondo nuovo libero dall’accidentalità.»
Dove c’è questa consapevolezza, dove arriva questa luce, l’accidentalità non ha ragione d’essere. Incidenti e malattie, per poter entrare nella nostra vita, devono avere il nostro assenso; per potersi verificare bisogna
che prima questa luce si abbassi. Ancora una volta, in modo sempre più stringente ed inoppugnabile, il Dreamer mi stava mettendo di fronte all’evidenza che l’accidentalità non esiste. L’improvviso ha sempre bisogno di una lunga preparazione.
«A man cannot hide. Tutto nella sua vita è regolato dalla Legge e dall’Ordine» enunciò.
«E gli incidenti, allora?»
«Esistono per l’uomo così com’è!… per la creatura degradata cui si è ridotto… per quell’essere che, seppellendo la volontà, è diventato la caricatura di se stesso» rispose, e aggiunse che, per un’umanità che non possiede la volontà, gli eventi e le circostanze della vita sono regolate dall’esterno, dalla descrizione del mondo. Attraverso le parole del Dreamer realizzavo che una vita sventurata, flagellata da difficoltà e problemi, non è dovuta al caso, ma alla mancanza di vigilanza, all’assenza di attenzione per tutto ciò che ci accade dentro. Era come guidare ad occhi bendati. L’uomo così com’è si rivelava un sonnambulo che attraversa incroci e strade nel sonno più profondo.

giovedì 7 agosto 2014

"Sognatori Guerrieri" di Vega Roze

In molti mi chiedono quali siano i programmi della School for Dreamers, come si svolgono i nostri corsi e quali argomenti si trattino all’interno, per tutte queste informazioni potete consultare il sito ma quello che c’è di importante da dire è che la School for Dreamers non è una solo una Scuola ma un’Esperienza.
Un’Esperienza con la E maiuscola, dove vite, storie e realtà straordinarie si incontrano per una trasmutazione alchemica volta all’evoluzione dell’Essere.
Durante la settimana intensiva di corsi svoltasi in Abruzzo abbiamo studiato i meccanismi della mente, sperimentato in prima persona l’arte della creazione consapevole, il risveglio della coscienza e dato gli strumenti di Ricerca necessari per far sì che il seminario sia solo l’inizio di quel cammino coscienziale che affrontiamo ogni giorno, chiamato Vita. Un vero Sognatore sa che ogni scelta ed evento sono la diretta conseguenza dei suoi stati interiori, conosce i messaggi del cuore e consacra con amore l’intera esistenza al Sogno. Il Sogno di essere Libero e l’unico Creatore della propria realtà.

Desidero condividere con voi le testimonianze di alcuni partecipanti, Sognatori Guerrieri che hanno affrontato con coraggio le proprie paure, a loro va la mia più profonda gratitudine, la nostra Scuola siete Voi!

venerdì 18 luglio 2014

"Trasformare il lavoro in Sogno" di Stefano D'Anna

«Lavorare è il riflesso di una psicologia incompleta. Il ruolo che un uomo occupa nel mondo è il sintomo più sincero di una incompletezza, il modo più semplice per risalire alla causa di ogni suo male. Tu puoi fare solo quello che sei. Quando questo ti sarà chiaro e diventerà carne della tua carne, saprai anche come intervenire sulla causa.
Cambiare se stesso significa intervenire ogni attimo sul proprio modo di pensare e di sentire, significa portare luce nella propria vita. Più conosci te
stesso più i ruoli che occupi si sublimano. Più sei responsabile interiormente e meno dipendi. Questo permette di abbandonare la sofferenza insita in ogni ruolo e trasformare il lavoro-fatica in sogno.
Il lavoro si sublimerà, finché un giorno sparirà dalle attività umane.»
Aggiunse che per millenni lavorare è stato il riflesso di una maledizione… l’effetto di una caduta. Attraverso lo studio e l’osservazione di se stesso, un uomo accorcia le distanze tra sé ed il mondo che ha proiettato, guarendo così l’incompletezza dei propri stati d’Essere e, di conseguenza, la sua realtà.

martedì 15 luglio 2014

"Amarsi dentro" di Stefano D'Anna

Il Dreamer mi stava preparando ad un’impresa straordinaria, anche se non avevo ancora idea di cosa fosse. Ero certo che la missione che un giorno mi avrebbe affidato richiedeva un ‘capovolgimento’ totale, una tale
responsabilità che così com’ero non avrei potuto sfiorare neppure con un dito. Sentii la gratitudine montare e la sua chimica farsi più intensa.
Socchiusi gli occhi e bevvi a grandi sorsi quel lusso, assorbii ogni dettaglio di quell’ambiente, la sua ricchezza, la bellezza
Capii che nulla è fuori di noi. La presenza del Dreamer stava rivelando parti completamente sconosciute. In quella suite del St James accadde qualcosa di straordinario. Eoni di tempo si compressero ed atomi di
prosperità arricchirono l’Essere di eternità. Sia pure per pochi secondi, smisi di essere un uomo impaurito, dubbioso, un uomo sconfitto, una vittima, e divenni l’architetto, l’artista che aveva ideato quell’albergo.
Realizzai l’eterna distanza tra sognatore e sognato, tra un uomo libero e uno che dipende.
Il mondo è una proiezione dell’Essere. Ecco la fonte!

giovedì 10 luglio 2014

"Ama il tuo nemico" di Stefano D'Anna

"Imparate a sorridervi dentro mentre l’attacco,
l’offesa si manifesta in tutta la sua spietatezza…
L’Antagonista deve essere combattuto fuori
e simultaneamente perdonato dentro!
Il perdono può avvenire solo dentro di te.
Fuori di te ‘recita’ impeccabilmente
il combattimento più accanito… ma senza crederci!"
Finalmente, uno spiraglio si apriva a gettare luce su quel millenario, impenetrabile paradosso: Se lo ami non è più un nemico e se è un nemico come fai ad amarlo?
‘Ama il tuo nemico’ è un’idea superiore che può essere compresa e applicata solo da un uomo integro. Solo chi ha estirpato da sé conflittualità e divisione può fare a meno dell’Antagonista.

mercoledì 25 giugno 2014

"Solo ciò che è vero per Te…è Vero." di Vega Roze

Spesso guardiamo alle culture primitive e naturali della Terra con rispetto e ammirazione. Ci affascinano i segreti degli sciamani d’America, i cuori aborigeni dell’Australia, l’astronomia degli stregoni africani, i sentieri dei druidi.
Cos’è che accomuna queste antiche tradizioni? L’Essere. Nelle culture naturali della Terra non troviamo lezioni o tecniche scritte, non esistono corsi, chi sa ha trovato le risposte dentro di sé e tramandato la conoscenza attraverso l’esperienza diretta.
Al giorno d’oggi c’è chi ha bisogno di vedere la fotografia di un’anima che esce da un corpo morto per prendere in considerazione l’eventualità di una vita dopo la morte. C’è chi ha bisogno di test scientifici che dimostrino la telepatia o il potere curativo del tatto. Tutte realtà empiricamente provate dalle culture naturali della Terra. Il risultato è l’esplorazione di una strada, già battuta in nome del “se non vedo non credo”. Questo è il più grande inganno. La Conoscenza non è un qualcosa che si vede ma una realtà che si Sente. Esiste un solo luogo in cui possiamo trovare ogni risposta, ogni soluzione e si chiama Silenzio.
Silenzio della mente, silenzio dalle informazioni “esterne”, paradossalmente nel Silenzio che è la culla dell’Essere la voce dell’Universo esplode in tutta la sua profondità e saggezza.

lunedì 23 giugno 2014

"La connessione tra emozioni ed eventi" di Stefano D'Anna

Seguendo le tracce lasciate dalla civiltà classica, scoprendone la mitologia, che per ogni aspetto si è rivelata più utile e più affidabile della storia, studiando il manoscritto di Lupelius, feci la scoperta emozionante
che in realtà tra stati ed eventi non c’è un rapporto di anteriore e posteriore, di causa ed effetto, ma di assoluta identità. Stati ed eventi sono due facce della stessa realtà poste su piani diversi dell’esistenza, le due estremità di uno stesso bastone, posto verticalmente.
Ciò che ci impedisce di vedere che stati ed eventi sono la stessa e identica cosa è che essi sono separati dal fattore tempo che agisce come una specie di ammortizzatore. Tra i nostri stati interni ed il prodursi degli
eventi esterni che gli corrispondono intercorre del tempo che, come una cortina fumogena, impedisce di riconoscere che gli eventi non sono altro che i nostri stati materializzati nel tempo-spazio.
Pensieri, emozioni, sensazioni e tutti i nostri stati sono come inviti che ad ogni istante diramiamo e che, anche se ce ne dimentichiamo, immancabilmente attraggono gli eventi corrispondenti. Più precisamente, essi sono già gli eventi. Per manifestarsi hanno solo bisogno che arrivi il loro tempo. Potranno impiegarci più o meno tempo e accadere in questo luogo o in un altro ma essi infallibilmente ci raggiungeranno.

venerdì 13 giugno 2014

Il Viaggio della Vittoria a Roma!

Per i partecipanti al Viaggio della Vittoria del 31 Maggio a Roma e per TUTTI:

Polverizzando ogni distanza, vi siete sfidati e presentati alla partenza del Viaggio. Vi siete aperti, vi siete messi in gioco e disimparando vi siete svuotati. Avete RESPIRATO Terra e Fuoco, Presenza e Consapevolezza, Suono e Silenzio e vi siete nutriti di Luce. Avete Scelto di Essere, vi siete slanciati senza alcun limite e in un 'eterno istante' ogni cosa è mutata per sempre. Onore e gratitudine al Coraggio di ciascuno, il video qui sotto e a voi dedicato. Ci vediamo con tende e sacchi a pelo alla festa del raduno delle Aquile il 21 e 22 Giugno alla fattoria di Ecolandia nei pressi di Teramo e all'intensivo del 26 Luglio al Parco Nazionale d'Abruzzo.

Per chi si fosse perso l'appuntamento a Roma, ci sarà la seconda edizione del Viaggio della Vittoria il 28 e 29 Giugno a Milano. Eccovi la pagina ufficiale dell'evento: http://lnx.schoolfordreamers.com/fuga-per-la-vittoria/

Per chi vuole partecipare al seminario intensivo di 8 giorni al Parco Nazionale del Gran Sasso e dei monti della Laga, eccovi il link ufficiale:
https://www.youtube.com/watch?v=0b75Ci-K12o


venerdì 6 giugno 2014

"La straordinaria unione tra magia e meraviglia" di Vega Roze

Ogni volta crediamo di essere arrivati, di aver compreso tutto ma questa certezza si sgretola in fretta davanti alle svariate prove della vita. Ogni nuovo evento è sempre una porta su una parte di noi che non abbiamo ancora sondato, una possibilità di fare esperienza e trascenderla verso una nuova comprensione.
Con Il percorso evolutivo di un essere nasconde in sé una straordinaria unione tra magia e meraviglia.
questo spirito ha avuto inizio il percorso della School for Dreamers: “Viaggio della Vittoria”.
Viaggio come il respiro della vita che ci accompagna, vittoria come libertà dell’Essere.
Durante questo seminario abbiamo incontrato persone pronte a mettersi in gioco con lo scopo di ritrovare la propria integrità, quell’unità dell’essere che permette all’individuo di conoscersi e quindi riconoscere l’universo e gli Dei.

mercoledì 4 giugno 2014

"Lupelius, il Monaco Guerriero" di Stefano D'Anna

Non si sa molto della vita di Lupelius e anche su quel poco non ci sono molte certezze. Scarsi sono i documenti che ho potuto trovare e non sempre attendibili. Fin dall’adolescenza, fu avviato all’arte della
guerra dal padre che gli diede i maestri più grandi e lo sottopose alla disciplina più severa. Ancora giovanissimo, abbracciò la vita monastica e si ritirò in solitudine sulle montagne del Bet Huzaye (l’odierno Khuzestan) allora meta di anacoreti provenienti da tutte le regioni della cristianità.
Della sua formazione religiosa e spirituale si sa che in seguito entrò nel vicino monastero di Shaban Rabbur dove, rinchiudendosi per anni nella sterminata biblioteca, studiò con fervore le sacre Scritture, i Padri greci ed i grandi mistici di ogni tempo, da Origene a Giovanni di Apamea, fino ai Padri del deserto. Dagli studiosi di filosofia medioevale che riuscii ad interrogare nelle settimane successive ebbi conferma che della sua unica opera, e del manoscritto originale, si erano perdute le tracce ormai da secoli.
Investigai nelle biblioteche delle grandi università, contattai istituti di filosofia ed incontrai studiosi e ricercatori. Estesi la mia ricerca anche all’Europa, ma senza risultato. Infine in Irlanda, al Dublin Wrighter’s
Museum, seguendo un’ennesima pista, potei accertare che ne avevano custodito una copia, l’unica di cui si era a conoscenza. Tuttavia da anni anche questa era sparita, ingoiata dalle sabbie del tempo.
Gli ostacoli e le difficoltà che incontravo aumentarono l’impegno e la determinazione. Sulle tracce di quell’insegnamento perduto, ogni indizio, ogni nuovo incontro, stava mettendo ordine nella mia esistenza. Come se seguissero i contorni di un preciso disegno, i frammenti della mia vita, da tessere sparse di un mosaico sconosciuto, stavano componendosi, andando ad occupare ciascuno il suo posto.
Ritrovare quel manoscritto e ritornare dal Dreamer diventarono per
me una sola impresa. Non avevo infatti altro modo per rivederLo. Questo pensiero rinnovava ogni volta l’energia per portare avanti la ricerca che mi aveva affidato.
Dalle conoscenze che man mano andavo accumulando e dagli elementi della filosofia di Lupelius che faticosamente ero riuscito a raccogliere, emergevano il pensiero ed il carattere di una grande Scuola dai principi possenti come le mura di una città immortale.

venerdì 23 maggio 2014

"L'Uomo Reale" di Vega Roze

L’unico vero scopo della vita di un essere è la riconquista di se stesso. Non esiste fine più nobile, ideale più alto o obiettivo più reale. E’ giunta l’ora per l’individuo di rendersi conto che l’ascendente che ha sulla propria esistenza regola il suo ritmo respiratorio così come i cambiamenti climatici.
Il mondo è un essere in continuo divenire, regolato dai nostri d’animo e dal livello di responsabilità che riusciamo a sostenere. Il Pianeta Prigione/Scuola sul qual viviamo diventa flagello per chi non vuole prendere coscienza della propria essenza e parco giochi per chi, invece conosce se stesso.
L’uomo Reale sa che ogni avvenimento, persona, nuvola, sono al suo servizio, egli è creatore consapevole ed accetta la sfida ogni attimo. Affronta le apparenti avversità con lo spirito di un giocatore bambino, pronto a trascendere all’istante sia gioie che dolori. E’ conscio del fatto che il male di oggi è il bene di ieri non trasceso, per questo non si attacca a nulla; sa che ogni gioia va gustata e abbandonata per fare posto ad una gioia più grande.

venerdì 16 maggio 2014

"Dipendere significa smettere di Sognare" di Stefano D'anna

«Chi sei?» ebbi appena la forza di chiedere.
«Io sono il Dreamer – disse – Io sono il sognatore e tu il sognato. Un attimo di sincerità, una breccia nel muro delle tue bugie, ti ha permesso di arrivare a Me.»
Il silenzio che seguì allargò i suoi cerchi all’infinito. La Sua voce divenne un fruscìo.
«Io sono la libertà! – annunciò – Dopo avermi incontrato non potrai più vivere un’esistenza così  insignificante.»
Le parole che seguirono sarebbero rimaste per sempre incise nella memoria.
«Dipendere è sempre una scelta personale, anche se involontaria. Niente e nessuno può costringerti a dipendere, solo tu puoi farlo.»
Fissandomi di proposito, affermò che l’attitudine ad accusare il mondo e a lamentarsi era la prova più certa della incomprensione di questi princìpi. Un uomo non dipende da un’impresa, non è limitato da una
gerarchia o da un boss, ma dalla sua paura. La dipendenza è paura.
«Dipendere non è l’effetto di un contratto, non è legato a un ruolo né nasce dall’appartenenza ad una classe sociale… Dipendere è la conseguenza di un abbassamento della propria dignità. È il risultato di uno spappolamento dell’Essere. Questa condizione interna, questa degradazione, nel mondo prende la forma di un impiego, assume l’aspetto di un ruolo subordinato.
Dipendere è l’effetto di una mente resa schiava da timori immaginari, dalla propria paura…
La dipendenza è l’effetto visibile della capitolazione del ‘sogno’.»
Questa conclusione, il modo in cui aveva pronunciato ogni volta la parola ‘dipendere’, la lenta scansione delle sillabe, stavano rivelandone il vero significato nascosto dalla banalità dell’uso comune.
«La dipendenza è una malattia dell’Essere!… Nasce dalla propria incompletezza – denunciò il Dreamer – Dipendere significa smettere di credere in se stesso. Dipendere significa smettere di sognare.
Più rimuginavo quelle Sue parole e più le sentivo scavarmi dentro.
Il mio risentimento si acuì fino a diventare collera. Quel Suo modo di tranciare giudizi su una categoria così vasta di persone era intollerabile. Cos’aveva a che fare la vita, il lavoro di un uomo, con i suoi sentimenti o
con le sue paure? Per me questi due mondi, interno ed esterno, erano sempre stati separati e tali dovevano restare. Credevo fermamente che si potesse dipendere fuori ed essere liberi dentro. Questa certezza
alimentava la mia indignazione.

martedì 13 maggio 2014

Il Viaggio della Vittoria

Il Viaggio della vittoria della Scuola degli Dei è il sentiero verso la consapevolezza, l'autorealizzazione e l'illuminazione attraverso un seminario intensivo con un processo di addestramento all'autoaddestramento suddiviso in 8 tappe. Ogni tappa è connotata da un colore corrispondente sulla mappa che ti condurrà verso la meta con un movimento a spirale poiché il processo coscienziale è irreversibile. E' il viaggio di ritorno per la riconquista dell'Essere che può avere inizio solo se si è animati da un'autentica Passione e Volontà di Vivere ed Evolvere.
E' quello slancio di ogni Sognatore che con Integrità di Pensiero, Parola e Azione si protende verso il compimento e la manifestazione del proprio Sogno. E' un allineamento a fuoco in ogni Sfera dell'Essere che potenzia le percezioni, consolida lo stato di presenza, alimenta ed equilibra il fuoco interiore, stabilizza e amplifica il campo di energia, attiva gli Archetipi Viventi ed eleva la capacità di Essere Causa.
E' un'opportunità illimitata per nutrire il Pensiero Vivente ed espandere la Visione. E' un campo quantico di energia e coscienza con il quale puoi osservare e comprendere "come funziona" l'universo te stesso.
Il Viaggio della Vittoria è un'impronta indelebile di ciò che sei e puoi essere quando Scegli di Esserlo.
Il Viaggio della Vittoria traccia una Via da percorrere Unica.

lunedì 5 maggio 2014

"Capovolgi le tue convinzioni" di Stefano d'Anna

“Capovolgi le tue convinzioni!”
Estratto da "La Scuola degli Dei"
Intanto si era messo a Suo agio, sistemando con cura alcuni cuscini intorno al corpo. La Sua attitudine mi parve quella di chi fa buon viso e approccia con rinnovata energia un lungo lavoro che credeva già
concluso.
«Capovolgi le tue convinzioni!» mi esortò con forza.
L’idea di invitarmi a sedere non dovette neppure sfiorarGli la mente, e mi lasciò in piedi, dov’ero sin dall’inizio del nostro incontro.
Interpretando questa Sua attitudine come mancanza di considerazione, provai risentimento ed un senso di offesa. Allora era impossibile per me concepire un essere che come il Dreamer vivesse ogni istante strategicamente. In Lui non c’era un battito di ciglia che non fosse consapevolmente al servizio del Suo intento. Rimuginando il mio malanimo, restai ad ascoltarLo, confinato nello spazio di una lastra
di cotto, accanto alle trepide acque della Sua piscina.
«Il presente, il passato, il futuro di un uomo… gli eventi, le circostanze e le esperienze che incontra sul suo cammino, sono ombre proiettate dal suo credere - continuò il Dreamer - la sua esistenza, il suo destino, sono la materializzazione delle sue convinzioni e soprattutto del suo indulgere…
‘Visibilia ex invisibilibus’. Tutto quello che percepisci, vedi e tocchi nasce da una invisibilità.
La vita di un uomo è l’ombra del suo ‘sogno’, è il dispiegamento nel visibile dei suoi princìpi e di tutto ciò in cui crede…

mercoledì 30 aprile 2014

"Scuole dell'Essere" di Stefano D'Anna

Messo faccia a faccia con l’ignoto, col fiato sospeso sul filo della sua precarietà, l’uomo ha da sempre
cercato di sopire le sue paure del futuro imbrigliando il tempo con la falsa sicurezza di piani e previsioni. Eppure sin dall’antichità aveva avuto un chiaro monito: «Conosci te stesso»

Il mese di gennaio, col quale inizia ogni nuovo anno, deve il suo nome a Janus, o Giano bifronte, il dio che la mitologia romana raffigurava con due facce contrapposte, l’una rivolta al passato e all’anno trascorso, l’altra rivolta al futuro.
Figura mitica emblematica in bilico tra due abissi di tempo, capace di contemplare passato e futuro, senza appartenere né all’uno né all’altro. Le porte del grande tempio dedicato a Giano, chiuse in tempo di pace, si spalancavano e restavano aperte in tempo di guerra. Anche questa funzione assegnata al dio è un riflesso della coscienza divisa tra il sì e il no che da sempre si combattono dentro di noi, e il nostro pensiero conflittuale che non sa esprimere il superiore se non attraverso la negazione del sottostante, attraverso il suo opposto: l’infinito attraverso il finito, l’immortalità attraverso la morte, e così l’impeccabilità, l’invulnerabilità.
Tutta la nostra scienza nasce anch’essa dalla contrapposizione di due concetti: vero e falso (filosofia), buono e cattivo (etica), bello e brutto (estetica) che è infine il modo stesso in cui la nostra mente funziona per capire il mondo. Un po’ come ottenere una scintilla per effetto dello strofinio di due selci tra le mani di un selvaggio. O se vogliamo scegliere una metafora più moderna, come la logica binaria rappresentata dai bit di un computer. Non deve quindi sorprenderci se per effetto di questa innata bipolarità, che il mito rappresenta con il Giano bifronte, il mondo si presenta come il fedele riflesso del nostro pensiero conflittuale.

sabato 26 aprile 2014

"Difendere il proprio Sogno" di Vega Roze

Difendere il proprio Sogno
Chiunque abbia un Sogno e stia lavorando incessantemente per realizzarlo sa che questo Sogno va difeso.
Difeso da chi? In primo luogo da tutte quelle falle dell’essere che possono creare ostacoli alla sua realizzazione. 
Nel maggior parte dei casi la forza di un Sogno è il suo “apparire impossibile.”
Il Sognatore sa che le sue idee sono controcorrente, che la sua visione trascende il visibile e che egli stesso è l’unica persona in grado di creare le giuste condizioni per la materializzazione della propria realtà.
Definiamo la realtà con questa formula: S+T= R (Sogno più il tempo uguale realtà).
Ciascuno di noi sogna incessantemente e vede sempre i propri sogni realizzarsi, nel bene e nel male.
Nel tempo, tutto ciò in cui abbiamo fermamente creduto finisce per realizzarsi, vinciamo sempre tutti in un modo o nell’altro. Per questo è importante restare ancorati al proprio Sogno giorno per giorno, minuto per minuto senza indulgere in dubbi e paure.
L’affermazione della propria identità, la scoperta del nostro vero Essere porterà come conseguenza l’incontro con le parti più buie della nostra coscienza.  Questo manifesterà attacchi e lotte nel mondo del visibile,per questo motivo imparare a difendere il proprio Sogno è di vitale importanza se si vuole conseguire la sua realizzazione.
E’ importante ricordare che la differenza tra un Sognatore ed un uomo ordinario è che il Sognatore sogna coscientemente, l’uomo ordinario no.
Ogni volta che permettiamo alle emozioni negative di prendere il sopravvento, che ci perdiamo in pensieri distruttivi e profezie del disastro stiamo auto-boicottando il Sogno.

venerdì 25 aprile 2014

"Perdonarsi dentro." Di Stefano D'Anna

Estratto dal Libro: "La Scuola degli Dei" di Stefano D'Anna

Il tramonto lanciava i suoi ultimi bagliori. Nel cobalto digradante del cielo Orione era già visibile. La temperatura si era abbassata improvvisamente ma il Dreamer non diede segno di risentirne né di voler rientrare. Tutto indicava che stava per aprirsi un nuovo, importante capitolo del mio apprendistato. Tirai fuori
penna e taccuino, deciso a prendere nota di ogni Sua parola nonostante il buio incipiente in cui il terrazzo stava rapidamente sprofondando. Quel gesto mi fece sentire immediatamente a mio agio. Capii l’importanza di avere sempre con me carta e penna. Carta e penna significava ri-cordare, recuperare, raccogliere parti di me disperse nel mondo, lontano da Lui.
Scrivere mentre Gli ero davanti, annotare le Sue parole, significava entrare in punta di piedi in zone inaccessibili dell’Essere. La Sua voce mi colse in flagrante.
«Per conquistare quella speciale condizione dell’Essere fatta di libertà, di conoscenza, di potere… occorrono anni di lavoro su se stessi… occorre ‘perdonarsi dentro’» disse, sottolineando con una particolare inflessione della voce questa espressione che subito mi sembrò estranea al carattere
guerriero ed al linguaggio inesorabile del Dreamer.
Con uno sguardo si accertò che stessi annotando fedelmente le Sue parole. Attese che completassi, poi continuò:
«‘Perdonarsi dentro’ non è l’esame di coscienza di un santo stupido, ma il vero fare di un uomo d’azione, il risultato di un lungo processo di attenzione… di autosservazione. Significa entrare nelle pieghe della propria esistenza là dove è ancora lacerata… Significa lavare e curare le ferite ancora aperte… saldare tutti i conti in sospeso… »
Poi, assumendo un atteggiamento teatralmente guardingo e abbassando la voce, come per cautelare un segreto, mi confidò:

martedì 22 aprile 2014

"La Leggenda del padre di Buddha" di Stefano D'Anna

La storia non ha mai insegnato nulla all’uomo, pertanto dovremmo smettere di tramandare
gli orrori del passato. Sarebbe decisamente meglio insegnare ai
nostri figli che il tempo andato è polvere e che basta un soffio per farlo svanire nel nulla...

Historia magistra vitae est», affermava Cicerone nel De oratore. Ma può, la storia, essere davvero considerata una maestra di vita? Sin dall’infanzia ci portiamo dietro un timore reverenziale per gli eventi e i tempi andati, e per il passato in generale. In tutte le scuole del mondo, quasi per effetto di una cospirazione planetaria, i curricula scolastici impongono come obbligatoria una materia il cui scopo è quello di mantenere viva la memoria di ogni sorta di malvagità perpetrata da uomini nei confronti di altri uomini, fazioni contro altre fazioni, nazioni contro altre nazioni. Vero è che nulla abbiamo fin qui appreso da quella interminabile sequela di disastri che chiamiamo storia e nulla apprenderemo finché non avremo capito che i conflitti procedono dall’interno all’esterno. È forse arrivato il momento di renderci conto dell’assurdità di tramandare ai nostri figli una storia fatta di orrori, governata dal caso e dalla criminalità. So che la maggior parte delle persone obietterebbero che senza la memoria storica non potremmo evitare di commettere di nuovo gli stessi errori del passato. E allora, se veramente impariamo dalla storia, cosa pensare della Seconda guerra mondiale che segue a ruota la prima ripresentando gli stessi orrori in meno di una generazione?
Esiste un impulso viscerale nell’uomo che vuole far sopravvivere e perpetuare il passato, al punto che si potrebbe quasi dire che l’umanità non ha davanti a sé un vero futuro, ma solo un passato che si ripete, che ci mettiamo illusoriamente davanti sotto la falsa parvenza di futuro. Non sono l’esperienza e il ricordo di errori passati che possono trasformare l’umanità o cambiare il suo destino. Questa incapacità di imparare dalla storia spiega perché, attraverso i millenni, la nostra civiltà sia stata costantemente contraddistinta da un destino così terribile, e perché non esistono sogni. Non c’è un solo film o romanzo che tracci un quadro ottimistico del futuro della nostra specie, ma solo distopie, visioni apocalittiche e profezie di sventura. I temi esplorati da Aldous Huxley in Il mondo nuovo, da Orwell in 1984, da Ayn Rand in Inno, o in film quali Blade Runner, sono profezie di una società totalitaria e di soppressione dell’individualismo. Le nostre predizioni sono proiezioni delle nostre paure, dei nostri incubi di tirannie psicologiche in grado di contare ogni nostro respiro, e di un mondo governato dal potere oppressivo dei grandi apparati di produzione e di monopoli planetari. Guardando agli eventi storici da una prospettiva più alta, ci si rende conto che le guerre e le rivoluzioni, le crociate e le persecuzioni, l’ascesa e la caduta degli imperi non sono altro che la proiezione materiale.

domenica 20 aprile 2014

Perché è importante conoscere la Scuola e frequentarne i Corsi.

La Scuola degli Dei è un percorso di rinascita, di risveglio a se stessi. Un luogo reale, non un racconto di fantasia. Gli insegnamenti della Scuola viaggiando attraverso le epoche sono giunti fino a noi grazie al lavoro incessante di alcuni uomini.
La Scuola apparirà sulla tua strada quando sarai pronto ad uscire dal circolo ripetitivo di una vita meccanica costellata di dolore, rabbia e bugie.
Quando un individuo decide di insorgere contro se stesso. Di riprendersi il proprio paradiso perduto, quando a cuore aperto e con assoluta sincerità ammette a se stesso le proprie mancanze sarà la Scuola a trovare lui e non viceversa.

sabato 19 aprile 2014

"Pinocchio: la parabola evangelica del burattino fatto carne." di Stefano D'Anna

Si scopre una nuova lettura cristologica nella storia del burattino di Collodi tra padri falegnami, miracoli quotidiani, estremi sacrifici per l’umanità.

Pinocchio è il libro più letto al mondo, dopo la Bibbia e il Corano. La ragione è che dietro la superficie, travestito da favola, si nasconde il più audace testo mistico della letteratura mondiale. Con l’ironia spietata e sublime di una «black fable», Pinocchio racconta la parabola impietosa dell’avventura umana, il viaggio
iniziatico dell’uomo, da pupazzo guidato dai fili invisibili delle sue pulsioni a uomo vero, dotato di volontà. Se la letteratura universale, da Aristofane a Beckett, conta innumerevoli grandi prosatori, forse non ce n’è mai stato uno così intelligente, ironico e defilato come Carlo Lorenzini, alias Collodi. Si sa. Siamo una specie suscettibile e anche violenta. Lorenzini scopre il più terribile dei segreti: l’umanità è fatta di milioni di
marionette, pupazzi biochimici e per di più bugiardi inguaribili. Il celebre burattino è in verità la caricatura ferocemente ironica di un’umanità menzognera, tirannicamente mossa dai fili dell’accidentalità, dalle emozioni negative e dall’infelicità del suo destino ineluttabile. Volendo rivelare la sua scoperta, decide di camuffarla da favola. E così passa alla storia come un autore per bambini piuttosto che come un antropologo, un
profondo conoscitore della nostra natura e dell’etologia umana.
Usando questo stratagemma ha potuto rivelarci la cruda verità senza sgradevolezza e senza rischiare che la sua opera fosse messa al
rogo, facendoci perfino sorridere delle disavventure di Pinocchio, lontani mille leghe dal riconoscere in lui l’immagine speculare del burattino biochimico cui si è ridotto l’uomo.

martedì 15 aprile 2014

"Credere per Vedere" di Stefano D'Anna

"L'Arte di Sognare è il potere di ricordare il futuro."
In ogni epoca, uomini straordinari dotati di inflessibile determinazione e fiducia in se stessi, nonché di un prodigioso intuito, hanno trovato la forza per realizzare imprese impossibili. Colombo era convinto che viaggiando verso ovest avrebbe trovato una scorciatoia per arrivare a est. Il Presidente Juscelino Kubitschek decise il trasferimento della capitale federale da Rio de Janeiro e creò Brasilia in 2.000 giorni, strappandone il territorio alla foresta pluviale amazzonica. Ferdinand Marie de Lesseps fece scavare e rimuovere 100 miglia di deserto sabbioso per costruire il canale di Suez. Scipione a 24 anni ricostruì l’esercito dopo la terribile sconfitta di Canne, in cui i romani persero 100.000 uomini in un solo giorno.
Le più grandi conquiste scientifiche e sociali, e tutto ciò che di bello, utile e longevo ci è stato tramandato, sono state lo splendido dono di un singolo individuo – mai due o una legione; sono state il servigio reso all’umanità da uno di quei folli visionari cui dobbiamo tutto ciò che abbiamo e che siamo. Studiando le loro vite e le loro imprese, approfondendo i loro discorsi, mi sono chiesto da dove potessero mai trarre quella fiducia incrollabile in se stessi. Da dove attingevano la determinazione per concepire e intraprendere le loro missioni impossibili? Dalla cultura, dall’ambiente famigliare, dagli insegnamenti ricevuti, dal patrimonio genetico, oppure da altro?

lunedì 14 aprile 2014

"Conosci te stesso?" di Stefano D'Anna

Ci sono uomini grandiosi, che spaziano tra i pentagrammi dell’esistenza. E c’è una massa umana rassegnata a eseguire la stessa nenia, un motivo monotono appreso dall’infanzia e mai più
modificato. Se vogliamo cambiare il mondo dobbiamo rivoluzionare la musica dentro noi stessi.

Conosci te stesso», il più celebre aforisma tramandatoci dall’antichità classica, inciso per millenni sul timpano del tempio di Delfi, è forse anche il più inusitato. La difficoltà di dargli concretezza dipende dal fatto che non ci è pervenuta un’informazione necessaria: la conoscenza di sé richiede prioritariamente lo studio di sé. E così queste tre parole di luminosa saggezza sono diventate un motto polveroso. In linea con questa premessa, desidero invitarvi a condurre un esperimento, il più interessante e proficuo che possiate fare: dedicare una giornata a dare attenzione a voi stessi, a osservarvi. Per semplicità e per efficacia, da qui in poi mi rivolgerò direttamente a quell’unico lettore tra voi, quel coraggioso che vorrà trasgredire le porte d’Ercole e affrontare questo straordinario viaggio alla scoperta di sé. Ascolta le parole che pronunci. Classificale. Individua quelle che ripeti più spesso. Osserva i sentimenti che provi. Classificali. Individua le tue reazioni emotive più ricorrenti. Osserva i pensieri che ti attraversano la mente durante questa tua giornata. Prendine nota e classificali. Scopri quelli più insistenti. Con un minimo di distacco ti accorgerai che quelli che credi pensieri sono in realtà preoccupazioni e dubbi. Scopri quelli che affiorano con più ostinazione. Infine, metti ordine nella varietà delle sensazioni fisiche che provi nella tua giornata. Una volta disposte in classi, ti accorgerai che anche queste si ripetono e che c’è poco di nuovo anche nelle tue sensazioni.

domenica 13 aprile 2014

“La malattia più grave dell’uomo è la dipendenza”

La sindrome di Narciso

“La tua fede più incrollabile... la tua convinzione più nociva, è che esista un mondo
esterno a te, qualcuno o qualcosa da cui dipendere, qualcuno o qualcosa che possa
darti o toglierti, eleggerti o condannarti” - disse il Dreamer.
“Se un guerriero credesse, anche solo per un attimo, in un aiuto esterno, perderebbe
all’istante la sua invulnerabilità” affermò. Poi tacque e chiuse gli occhi. Mi occupai
annotando le Sue ultime parole sul taccuino. Ma quella pausa si prolungava. Tentai di
superare l’imbarazzo della mia estraneità e della mia improvvisa superfluità rileggendo
mentalmente alcune parti dei miei appunti. Finalmente il Dreamer uscì dal Suo
silenzio e ad occhi chiusi recitò:
There is nothing out there...
There is no help coming from anywhere at all...
“La malattia più grave dell’uomo è la dipendenza” annunciò in tono severo.
Immediatamente entrai in uno stato di vigilanza. Nel corpo sentii senza possibilità di
errore l’importanza di questa affermazione e la centralità da assegnarle nel mio nuovo
sistema di convinzioni. “Non c’è danno più grave che dipendere dagli altri, dal loro
giudizio... Per liberarsi da tutto questo occorre una lunga preparazione...”.
Come avrei notato in seguito, osservando la mia attitudine in questa occasione e
in altre simili, quello che accettavo senza troppe resistenze, o che addirittura mi
trovava subito convinto, quando il Dreamer si riferiva all’umanità in generale, trovava
in me resistenze inespugnabili quando mi prendeva di petto e si rivolgeva a me in
prima persona..

sabato 12 aprile 2014

"Lezioni di Economi dal Vangelo" di Stefano D'Anna

Lezioni di Economia dal Vangelo
Alle parabole non si pongono domande, né da loro si possono chiedere risposte. Il loro fine è di ingannarci. La loro apparente semplicità, elude le nostre difese e permette ad un soffio di verità, a una goccia pura di infinito, di penetrare attraverso la dura scorza dei nostri pregiudizi e delle idee prese a prestito. Pregiudizi e idee dei nostri genitori e tutori, e maestri vari di sventura, diventate convinzioni e mai più messe in discussione. Il naufragio della mente è il trionfo della parabola.
La storia del buon samaritano (Luca 10:25) che dà soccorso a uno sconosciuto incappato nei briganti, e lo cura con olio e vino che sta portando al mercato, è una perla letteraria, dalla luce e dalla forma perfetta. Come tutti i capolavori ha una bellezza evidente a chiunque, ma questo semplice racconto è in realtà una macchina prodigiosa fatta per attraversare gli oceani del tempo e nasconde una profondità vertiginosa la cui intelligenza è riservata a pochi tra i pochi. Da venti secoli generazioni di dotti, asceti, studiosi, credenti ed esegeti continuano a leggerla eppure il suo rivoluzionario messaggio, capace di ribaltare e capovolgere la nostra visione del mondo, resta ancora pressoché sconosciuto.
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per la medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita giunto in quel luogo lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versando olio e vino; poi caricatolo sopra il suo giumento lo portò a una locanda e si prese cura di lui…. (Luca 10:25)

Se il Vangelo è il libro più letto, più tradotto al mondo, la spiegazione va ricercata ben oltre il fatto di essere il testo sacro del cristianesimo, e ben oltre i contenuti delle sue parabole, spesso banali, quando non addirittura infantili, tanto sono semplici. Il fatto è che quando lo apriamo, dovunque lo apriamo, apparentemente siamo noi a leggerlo, in realtà è il Vangelo a leggere noi. La sue parabole descrivono il nostro mondo interno, passano ai raggi X le nostre emozioni, i nostri processi mentali, fotografati nell’eternità dell’istante, mentre viaggiano nelle foreste dei neuroni, tra le pareti cave del nostro cranio, alla velocità del pensiero.
Della storia del buon samaritano tenteremo quindi una lettura a rovescio, con la disposizione di avere tra le mani un mezzo per studiarci e aiutarci a capire chi siamo. Il protagonista di questa storia non incontra un uomo derubato, un estraneo trovato ferito e abbandonato sulla strada. Il samaritano, a differenza del sacerdote e del levita che passano oltre, senza fermarsi, è consapevole di incontrare se stesso, di vedere le proprie ferite. Quelle che si ferma a lenire, a curare, sono in realtà le sue ferite interne.

Il buon samaritano non cura le ferite dell’altro perché è buono o caritatevole, ma perché è consapevole di curare attraverso lui le proprie ferite. Se lo facesse per bontà potrebbe ben essere un “santo stupido” le cui azioni possono dare un sollievo momentaneo a qualcuno ma lasciano il mondo esattamente nelle condizioni disastrose di sempre.
Non a caso il “buon samaritano” è simboleggiato da un commerciante, un uomo abituato a capire dov’é il suo profitto. Lo sappiamo dal fatto che trasporta olio e vino da vendere al mercato. E’ quindi un businessman l’uomo che penetra il segreto della carità paolina. L’intellettuale, rappresentato dallo scriba, vede l’uomo abbandonato sul ciglio della strada e passa oltre senza neppure fermarsi. L’uomo spirituale, il religioso, rappresentato dal levita, vede il bisognoso e passa dall’altro lato della strada senza neppure sfiorarlo. Essi sono le figure simboliche dell’umanità ordinaria, ma anche la metafora della parte più retriva di noi, quell ache crede che gli altri e le loro ferite siano esterne e non abbiano niente a che fare con noi.
E se pure si fermassero a soccorrere materialmente gli altri, la loro azione mancherebbe della condizione fondamentale, di quello stato di intelligenza, di quell’animus potentemente echeggiante nelle parole di Paolo e che egli chiama carità. “E se anche donassi tutte le mie sostanze ai poveri e dessi il mio corpo per essere bruciato ma non avessi la carità, niente mi giova”.
Solo il samaritano riconosce che il dare agli altri è il più straordinario mezzo per dare a se stesso, per integrarsi. E’ questo egoismo luminoso, la consapevolezza che dare significa dare a se stessi, che santifica il suo aiuto e lo rende prezioso e guaritore per sé e per gli altri.
Quella del buon samaritano è la parabola del ricordo di sé... Rappresenta un momento dell’anima, quando un barlume di consapevolezza ci fa realizzare che qualunque incontro è un faccia a faccia con noi stessi, che quell’essere incappato nei briganti siamo noi, che le sue piaghe sono le paure, i dolori, i fallimenti, ancora nascosti nelle pieghe del nostro essere... sono i sensi di colpa e il magma di emozioni negative di cui non siamo consapevoli e che tuttavia controllano la nostra esistenza. Ma se quel malcapitato è chiamato “il prossimo”, allora… allora… La scoperta ci lascia col fiato sospeso, in preda a una vertigine del pensiero… Il tuo prossimo sei tu. L’altro, gli altri non esistono. Il sacerdote, il Levita non sono viandanti senza compassione ma nostri organi, funzioni interne che mostrano la loro inadeguatezza. La saggezza, la conoscenza, e perfino la religiosità dell’uomo comune non gli permettono di raggiungere questa profondità, questa sincerità con se stesso.
In tutti questi anni abbiamo incontrato gli altri senza alcuna consapevolezza di incontrare le nostre malattie, le nostre cadute, le nostre morti, senza mai realizzare che gli altri siamo noi... Gli altri sono le nostre paure, I nostri dubbi, i nostri sensi di colpa. In futuro, un’umanità guarita avrà scuole capaci di insegnare ai giovani che non c’è più grande avventura che incontrare gli altri e riconoscerli come proiezione della propria psicologia, la materializzazione dei nostri stati d’essere…
Quando incontrate gli altri siate gratitudine… in special modo quando incontrate i violenti, perché incontrandoli avete l’opportunità di risolvere la vostra violenza… quando incontrate i poveri perché riconoscendo in essi la vostra povertà potrete eliminarla dal vostro essere… quando incontrate gli ammalati perché attraverso essi potreste guarire da ogni malattia… in special modo quando incontrate i mortali per l’opportunità di riconoscere la nostra vera natura divina… immortale...