mercoledì 10 giugno 2015

"Capovolgi la tua visione" di Stefano D'Anna

Una volta presa la decisione, la visione si era fatta lucida, tagliente come una lama. ‘Vidi’ negli occhi di chi era stato il mio capo il riflesso delle mie insicurezze, la pochezza della condizione impiegatizia, l’asfissia di quella descrizione del mondo. ‘Vederlo’ e sentirmi libero fu tutt’uno. Ero libero perché ‘vedevo’, ‘vedevo’ perché ero libero. Riconoscermi in quest’uomo, scrutare la mia immagine riflessa in ogni sua attitudine o parola, fu come poggiare il piede su un gradino e andare oltre. Non avrebbe mai più potuto essere il mio capo. Era bastato innalzarmi di un millimetro nella verticalità per ‘comprendere’ in un istante tutta l’esistenza di quell’uomo: studi, carriera, relazioni.
La sua vita affettiva, quella professionale, le apparenti vittorie e gli insuccessi, e tutto quello che poteva credere di sapere e quello che credeva di possedere, d’un colpo fu contenuto. E fui libero. In tutto l’Essere sentii l’affrancamento dalle vecchie catene. Mi apparvero allora
assurdi come credi idolatri la devozione alla scarsità di tutti gli uomini, la generale venerazione per tutto ciò che è sofferenza, la nostra affezione alla menzogna, la nostra fede incrollabile nella inevitabilità della morte.
L’incontro con il Dr L. era stato un duello tra il vecchio ed il nuovo in me. Una sola esitazione e sarei stato disarcionato e ricacciato nell’erebo della dipendenza. Ma come in una tenzone medioevale, nel mondo dell’invisibile era registrata la mia vittoria. Fui pervaso da una felicità nervosa, selvaggia, di chi ha appena superato una sfida mortale.
Quando ci lasciammo, sulla soglia del suo ufficio, ebbi l’impressione che anche gli occhi del Dr L. esprimessero soddisfazione per il mio passaggio. Il nostro incontro aveva dato anche a lui un respiro di libertà e per qualche attimo l’aveva fatto uscire dalla prigione del suo ruolo.
Realizzai che tutta l’umanità, come un unico organismo, sa e prova gioia per una sola cellula che guarisce e annuncia la nuova specie. Realizzai che in tutti quegli anni la ACO Corporation non aveva rappresentato soltanto un lavoro e una fonte di reddito, ma una protezione e la rappresentazione tangibile di una condizione di dipendenza. Era tempo di girare pagina.
Il Dreamer mi ricordava costantemente che il sogno è la cosa più reale che ci sia e che l’arte del sognare è un innalzamento dell’Essere che permette di accedere al mondo delle soluzioni.

«Nel mondo degli eventi, nel mondo degli opposti, non puoi incontrarti
con la soluzione. La soluzione non è sullo stesso piano del problema. Solution
comes from above and not in time! Bisogna sapere come entrare nel mondo
delle soluzioni. Quando ti innalzi nell’Essere tutto quello che ti era apparso
nebuloso diventa chiaro e gli apparenti problemi che sembravano montagne
insuperabili si rivelano lievi gibbosità… »
Credere che il mondo possa essere migliorato dall’esterno è la convinzione fideistica di un’umanità che non ha la forza di affrontare alla radice il suo male. Occorre una rivoluzione del pensiero. Un capovolgimento. Per cambiare la realtà bisogna cambiare il sogno. Solo
l’individuo può farlo.
Il tempo curva, e l’uomo e tutte le civiltà da lui create curvano e degradano con una ciclicità che li riporta sempre al punto di partenza, al passato, mentre hanno l’illusione di andare verso il futuro. La soluzione, nella vita di un uomo come nella storia di una civiltà, non è quindi mai
nel tempo ma in un ‘tempo verticale’, in un tempo senza tempo, in un innalzamento della qualità del pensiero che può avvenire solo in questo istante.
«Solo gestendo l’attimo sospeso tra il nulla e l’eternità l’umanità potrà modellare il suo destino, creare eventi di ordine superiore.»
Com’era già accaduto in tutte le fasi della mia vita guidate dal Dreamer, da quel momento ogni cosa assunse le proporzioni più giuste e prese puntualmente il suo posto, come nell’incastro dei pezzi in un gioco perfetto. La decisione, una volta presa, diede un taglio netto a situazioni
che da troppo tempo stagnavano e nelle quali stavo indulgendo.
«First thing first! Appena metti avanti a ogni altra la cosa più importante
di tutte: il ‘sogno’, la tua evoluzione… quando ricordi Me… un senso di
discriminazione emerge... sai con certezza che cosa fare e che cosa non
fare… Quando cominci ad autosservarti, a conoscerti, tutto quello che è
giusto comincia ad accadere e tutto ciò che non fa parte del ‘sogno’, tutto
ciò che è inutile, superfluo o dannoso, inizia a dissolversi.»


                           Guarda il video di Francesca Del Nero: "Capovolgi la tua visione!"





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