martedì 12 agosto 2014

"Volontà e Accidentalità" di Stefano D'Anna

«La consapevolezza è luce. Sapere cosa avviene dentro di noi ci permette di intervenire nell’attimo, che è il solo tempo reale, per proiettare un mondo nuovo libero dall’accidentalità.»
Dove c’è questa consapevolezza, dove arriva questa luce, l’accidentalità non ha ragione d’essere. Incidenti e malattie, per poter entrare nella nostra vita, devono avere il nostro assenso; per potersi verificare bisogna
che prima questa luce si abbassi. Ancora una volta, in modo sempre più stringente ed inoppugnabile, il Dreamer mi stava mettendo di fronte all’evidenza che l’accidentalità non esiste. L’improvviso ha sempre bisogno di una lunga preparazione.
«A man cannot hide. Tutto nella sua vita è regolato dalla Legge e dall’Ordine» enunciò.
«E gli incidenti, allora?»
«Esistono per l’uomo così com’è!… per la creatura degradata cui si è ridotto… per quell’essere che, seppellendo la volontà, è diventato la caricatura di se stesso» rispose, e aggiunse che, per un’umanità che non possiede la volontà, gli eventi e le circostanze della vita sono regolate dall’esterno, dalla descrizione del mondo. Attraverso le parole del Dreamer realizzavo che una vita sventurata, flagellata da difficoltà e problemi, non è dovuta al caso, ma alla mancanza di vigilanza, all’assenza di attenzione per tutto ciò che ci accade dentro. Era come guidare ad occhi bendati. L’uomo così com’è si rivelava un sonnambulo che attraversa incroci e strade nel sonno più profondo.

Realizzai che sopravvivere per l’umanità ordinaria è un miracolo quotidiano. Un brivido di paura mi percorse il corpo fino alla radice dei capelli. Non so esprimere l’orrore che ora percepivo e la compassion per
la precarietà di vite come le nostre, che brancolano nelle regioni più desolate della propria psicologia, in assenza totale di una volontà-guida.
Poi le parole solenni di un’epigrafe universale vibrarono nell’aria ed io le raccolsi meticolosamente:
«You are completely in charge of your life. You are completely responsible of your destiny. You must recognize that pain, sickness and poverty are not accidents but the products of your inner conflicts. It is you, and you only, who makes them up.»
Per il Dreamer l’accidentalità è sempre l’indicazione di una guarigione, è sempre un pagamento, ma involontario. Quando la volontà non è presente il mondo prende il sopravvento e allora paghiamo con l’accidentalità e la casualità. Gli stati d’Essere guidati dalla volontà determinano gli eventi che incontreremo. Il pagamento volontario, anticipato, è la scelta di un’umanità guarita. Il pagamento posticipato, involontario, è la scelta di un’umanità decaduta che paga attraverso l’accidentalità, la sofferenza, il tempo. La degradazione di questa comprensione, a tutte le latitudini ed in ogni tempo, ha generato una serie infinita di modalità, di forme di pagamento anticipato. Il loro denominatore comune è l’autopunizione. Il tentativo di scongiurare
future sciagure, il desiderio di cancellarle dal proprio destino, si è accompagnato nella storia di tutte le civiltà con il sacrificio e l’espiazione attraverso sofferenze autoinflitte.
Andai col pensiero ai fioretti, ai voti dei penitenti, ai martìri offerti a santuari e chiese; all’autoflagellazione, ai cilici. Ripensai con questa nuova intelligenza ai riti tribali ed agli antichi sacrifici di bestie e di uomini
immolati e offerti nei millenni a divinità, visibili ed invisibili. Dietro le apparenti differenze dei rituali e la scelta delle modalità, riconobbi la degradazione di una saggezza dimenticata. Dietro quelle manifestazioni
era ancora possibile percepire lontani riverberi dell’originaria comprensione, schegge della consapevolezza che la vera causa di tutto ciò che ci accade è dentro di noi. Come mi disse il Dreamer, esse sono
un pallido ricordo del pagamento anticipato così com’è percepito da un’umanità che non conosce altro modo per perdonarsi dentro. Per il Dreamer il pagamento anticipato è la trasformazione di se stessi. È quindi la sintesi delle funzioni più alte in un uomo: l’attenzione, la conoscenza di sé, la trasformazione delle emozioni negative, la libertà dalla zavorra interna. Ai livelli più bassi dell’umanità, questa intelligenza degrada e il pagamento anticipato da lavoro interno si trasforma in autopunizione.
Ricordai le processioni che avevo visto da bambino, i portatori che grondavano sudore e sangue sotto il peso di una statua, di una madonna o di un santo. Li osservavo a occhi sgranati. Prima di affrontare un nuovo tratto, si aggiustavano il panno sulle spalle piagate per proteggerle dal peso insopportabile delle stanghe. Attraversavano vicoli e rioni, facendosi spazio tra due ali di folla cenciosa che si segnava e si inginocchiava. Rivedo i loro visi paonazzi per lo sforzo e il volto dei santi, gli occhi rivolti al cielo e le dondolanti aureole di ottone dorato inchiodate alla nuca.
Giuseppona mi sovrastava proteggendomi da quella febbre di corpi. “Si stanno guadagnando il paradiso” mi disse una volta. Giurai a me stesso che non sarei mai voluto andare in un posto abitato da quegli orribili buoni
ceffi. Senza saperlo stavo osservando un’allegoria vivente del pagamento.
Solo il Dreamer un giorno mi avrebbe spiegato che questo è il tentativo di pagare in anticipo, di soffrire e usare il dolore per scongiurare future sofferenze, per esorcizzare le calamità e i disastri programmati dalla
propria disattenzione e già in cammino per venirci incontro nel mondo degli eventi. Un’umanità schiacciata dal peso delle sue superstizioni, povera, per pagare ha solo il denaro della sofferenza e quello dell’accidentalità.
«L’accidentalità è sempre un pagamento, l’indicazione di una guarigione, ma involontaria» ripeté il Dreamer, e sottolineò più volte il fatto che si trattava pur sempre di un pagamento, di un ‘male’ al servizio del ‘bene’, e
mai di una punizione. Non voleva che la Sua visione potesse in alcun modo entrare tra quell’infinità di tradizioni che vanno dalla legge del taglione al karma, fino al contrappasso dantesco, inventate dall’uomo per darsi una ragione delle proprie disgrazie. Si accertò che registrassi questa Sua precisazione nei miei appunti.
Per il Dreamer, nel momento in cui la volontà non funziona, il mondo prende il sopravvento. Applicare la volontà ad ogni nostra scelta elimina il pagamento involontario, l’accidentalità, la casualità. Attraverso la
volontà possiamo guidare il nostro destino.
«L’accidentalità è una volontà degradata, dimenticata, sepolta − continuò il Dreamer − Paradossalmente, l’accidentalità è una ‘volontà involontaria’ che ha preso il posto della vera volontà.»
Ricordai che il Vangelo parla di uomini di ‘buona volontà’ e il Dreamer mi confermò che quell’espressione indicava uomini che sono ritornati alla sorgente, che hanno fatto il cammino a ritroso per riconquistare la
volontà dimenticata, sepolta. La ‘buona’ volontà.
«L’uomo ha barattato la volontà con l’accidentalità. Chi realizza questo cerca una Scuola per poter riconquistare l’integrità perduta» disse, e affermò che questa è la vera ragione dell’esistenza di ogni scuola: il
ritorno all’unità dell’Essere. La sua missione è nelle radici, codificata nell’etimo latino della parola università, versus unum, che ha custodito il senso della completezza, la totalità, la direzione verso l’integrità.
Ma le università hanno da lungo tempo dimenticato la loro raison d’etre.
«Solo pochi realizzano la necessità di una Scuola speciale, solo pochi tra i pochi hanno le qualità per poterla incontrare.»
Mi attraversò il pensiero di essere parte di quell’umanità speciale. Non avevo fatto in tempo a fabbricare una molecola di presunzione che la voce del Dreamer mi stava già frugando dentro alla ricerca di quel ladro che
avevo fatto entrare.
«No! Tu non sei tra quei pochi!» disse. Il tono era grave, a metà tra la delusione ed uno sprezzante rimprovero.
«Sono io che ho scelto te!»
Mentre pronunciava queste parole, il Dreamer calò sul Suo viso affilato un’espressione tra le più dure, come un guerriero che si appronta abbassando la visiera dell’elmo. Mi raggelai. Mi pentii mille volte di quel
pensiero. Avrei voluto fermare quello che stava per dire; ma era troppo tardi.
«Ti ho scelto per dimostrare attraverso te che ogni uomo può farcela!» disse trafiggendomi senza remissione.
«L’umanità può rinnovarsi, può rigenerarsi, rinascere… può riacquisire la volontà sepolta. Non c’è bisogno di una rivoluzione di massa. La vera trasformazione dell’umanità avviene attraverso la trasformazione di un
solo individuo che realizzi la propria integrità, la totalità di se stesso.
Un uomo è colpito da un disgrazia, come l’incidente accaduto a tuo figlio, per fargli capire che è ancora parte di quella fascia di uomini che pagano solo se costretti… attraverso l’accidentalità. Se non saprai dare una direzione alla tua sofferenza farai parte di quella folla superstiziosa che vedevi da bambino, di un’umanità che tenta di scongiurare gli eventi attraverso la propiziazione di una divinità esterna che nella su immaginazione ne controlla la vita. Se non ti troverai in una processione, accadrà in uno stadio, tra la moltitudine vociante, unita da un fanatismo sportivo.»
Mi disse che un altro modo popolare di pagamento è attraverso i ruoli.
Una legge infallibile mirabilmente mette ognuno al posto giusto.
Chi fa i lavori più ingrati, negli ospedali, nei tribunali, nelle carceri, crede di lavorare, di assistere gli altri, crede di aver scelto quel lavoro, di aver superato una selezione, di aver vinto un concorso per ricoprire quel
ruolo; e crede di essere pagato per questo, ma in realtà sta pagando.
«Quei ruoli sono pagamenti rateali − disse ironicamente il Dreamer mantenendo la sua espressione severa, con il Suo umorismo senza sorriso− Il ruolo che un uomo occupa è la sua espiazione e, un giorno, sarà la sua
bara.»
«Un’umanità nuova sostituirà il pagamento involontario, la purificazione involontaria, con un pagamento anticipato − presagì − La guarigione verrà prima della malattia e la soluzione arriverà prima dei problemi.»
«Ama te stesso con tutte le tue forze, in ogni circostanza e sotto ogni condizione… senza posa. Le cose accadono per caduta, per necessaria conseguenza e sono regolate tutte dalla nostra volontà.»


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