venerdì 19 dicembre 2014

"L'autosservazione è guarigione" di Stefano D'Anna

«Self-observation is self-correction… Un uomo può guarire qualunque cosa del suo passato se ha la capacità di ‘osservare se stesso’» affermò il Dreamer e proseguì rimarcando come la condizione dell’uomo non fosse che un effetto della sua incapacità di conoscersi, e prima ancora, di osservarsi.
«L’autosservazione è uno sguardo dall’alto sulla propria vita! − la definì il Dreamer e precisò − È come far passare eventi, circostanze, relazioni del passato, sotto un raggio di luce.»
Per quello che potei capire, conditio sine qua non dell’autosservazione è la capacità di condurla in modo imparziale e senza moralismi.
Auto-osservarsi per il Dreamer significava far scorrere la propria vita non davanti ad un tribunale giudicante, ma sotto i raggi X di un’intelligenza distaccata, di un testimone neutrale che doveva limitarsi ad osservare, astenendosi rigorosamente dall’emettere qualsiasi giudizio o dal formulare
critiche.

Lontanamente, questo mi fece pensare ad alcuni esperimenti di psicologia dell’organizzazione di cui avevo appreso quando ancora studiavo alla London Business School. Alcune grandi imprese avevano ottenuto miglioramenti eccezionali della produttività attraverso il wondering management (come era stato battezzato dai ricercatori). Questo si fondava sull’attenzione e propugnava la funzione di un
management errante. Il compito di un wondering manager consisteva appunto nel ‘vagare’, nel far sentire la sua presenza in tutti gli angoli dell’impresa, anche i più remoti.
La Sua voce mi distolse bruscamente da quei ricordi e dalle mie riflessioni, prelevandomi di peso dalle aule londinesi della LBS.
«Self-observation is self-correction – ripeté il Dreamer – L’autosservazione è guarigione… una conseguenza naturale del distacco che si crea tra osservatore e osservato.
L’autosservazione permette ad un uomo di vedere tutto quello che lo tiene incollato al tapis roulant del mondo: pensieri obsoleti, sensi di colpa, pregiudizi, emozioni negative, profezie del disastro... È una operazione di distacco, di de-ipnotizzazione, di risveglio…
La più piccola sospensione dell’azione ipnotica del mondo, sgretolerebbe tutto quello in cui ha creduto, farebbe cadere gli apparenti equilibri e le certezze illusorie affastellate nel corso di una vita.»
«Per questo la maggior parte degli uomini non potrà mai accedere all’autosservazione − sentenziò − Distaccarsi dalla descrizione del mondo, sia pure per un attimo… è un’impresa al di là dei limiti ordinari.»
Mi fissò intensamente, a lungo. Stava spostando il mirino del discorso nella mia direzione. Un nodo allo stomaco anticipò la dolorosità di quello che stava per accadere.
«Metti in funzione l’osservatore che è in te! L’autosservazione è la morte di quella moltitudine di pensieri ed emozioni negative che governano da sempre la tua vita. Se ti osservi dentro, ciò che è giusto comincia ad accadere e ciò che non lo è comincia a dissolversi.»
In uno sguardo colse la mia espressione di sgomento e aggiunse:
«Nessuno potrebbe farcela da solo. Incontrarti con te stesso, con la tua menzogna, avventurarti nei labirinti dell’Essere senza una preparazione impeccabile, ti ucciderebbe all’istante.»
Quelle Sue parole risuonarono come una condanna. Temetti che mi abbandonasse, che giudicasse il mio caso disperato e ogni ulteriore impegno a mio favore inutile. Insorse in me una determinazione disperata, eroica. La mia prontezza lo lasciò riflessivo.
Lentamente assunse una delle Sue posture originali. Distese l’indice ed il medio della mano destra e li tenne uniti, premuti contro la guancia. Poi appoggiò il mento sul cavo del pollice, mantenendo la testa leggermente inclinata. Restò così, assorto, per un tempo interminabile. Non sembrava guardarmi, ma ero certo che neppure uno dei miei pensieri Gli stava sfuggendo. Stavo giocando il finale di una partita decisiva, forse l’ultima.
Tutto dipendeva da me. Attesi.
Finalmente il Dreamer uscì dalla Sua immobilità.
«Guarda... è luna piena – disse, puntando l’astro con un lieve cenno del mento – Un uomo potrà vederne al massimo mille in tutti i suoi anni, ma con ogni probabilità alla fine della sua vita non avrà trovato il tempo di osservarne nemmeno una... Eppure è esterna. Immagina quanto è più difficile per un uomo osservarsi, invertire la direzione della propria attenzione. L’autosservazione è solo l’inizio dell’arte del sognare.»
Restammo silenziosi a lungo. Il terrazzo del Café de la France, proteso nel buio, era la prua di una starship pronta a fendere il cielo stellato. A bordo non c’eravamo che noi... solitari argonauti dell’Essere.
«Preparati – mi avvisò nel tono deciso di un uomo d’azione – non sarà una passeggiata.»


1 commento:

  1. Grazie per questo bel post.
    Auto-osservarsi significa quindi far passare sotto un fascio di luce ogni singolo pensiero, emozione, o sbaglio?
    Analizzare ciò che emerge dal profondo di noi stessi osservandolo senza giudizio.
    Non mi è chiaro però come mai questa indagine non possa essere condotta in autonomia...
    Grazie. Andrea Cafini

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